Che cosa sono?

Sono tutti quei segnali che i cani esprimono quando si trovano a disagio o in uno stato di stress, quando vogliono prevenire un’aggressione o quando intendono ridurre la tensione. Si tratta di segnali che nascono nell’ambito della comunicazione intraspecifica, cioè tra animali della stessa specie, ma che il cane attua anche con l’uomo. Ne consegue che ciascun cinofilo che intenda davvero comprendere il proprio cane e i suoi stati emotivi dovrebbe conoscerli e, tramite l’osservazione, riconoscerli.

Come comunicano i cani? Con il corpo, con la voce e con gli odori (tramite le ghiandole). Si tratta, come tutti sappiamo, di animali altamente sociali che trovano le loro antiche origini nel lupo, un animale che se non fosse in grado di mettere in atto tutta una serie di competenze comunicative dirette alla gestione dell’aggressività, al mantenimento dei ruoli, alla mutua cooperazione (dall’allevamento dei cuccioli, alla caccia, alla difesa del territorio) non potrebbe certamente trascorrere tutta la sua vita all’interno di un branco.

I segnali calmanti e, più in generale i segnali fisici dei cani, sono numerosi, ma non tutte le razze di cani hanno mantenuto la stessa capacità di metterli in pratica, ciò a causa della stessa morfologia che talora impedisce a monte una potenziale volontà di comunicazione. I cani senza coda, ad esempio, non possono manifestare chiaramente, con quella parte del corpo, né gioia, né paura; i cani con le orecchie basse, come molti cani da caccia, segnalano meno efficacemente di un pastore tedesco, che le ha normalmente dritte in alto, la paura (schiacciamento delle orecchie all’indietro) o altri stati emotivi. Non è però una parte del corpo presa singolarmente ad indicarci come si sente o cosa ha intenzione di fare un cane, perciò i soggetti che sono carenti nella comunicazione a causa di una caratteristica morfologica possono comunque sopperirvi quasi sempre in altro modo. Inoltre, e questo è bene ricordarlo, poiché le relazioni tra cane/cane e cane/uomo non sono statiche, ogni comportamento del cane va letto contestualizzandolo e valutando la contemporanea presenza di segnali calmanti, segnali di dominanza, segnali di sottomissione. Ci sono situazioni relativamente facili da decifrare e situazioni dove solo l’occhio esperto può cogliere le dinamiche in atto, fermo restando che anche al più esperto tra i cinofili manca la capacità di sentire tutto quell’universo comunicativo costituito dagli odori.

La maggior parte degli studiosi del comportamento del cane sostiene che i segnali calmanti siano sia innati che appresi. Cioè che facciano sì parte del patrimonio ereditario del cane, ma che questo, per poterli conoscere ed utilizzare al meglio debba avere la possibilità, nel corso della sua vita, ed in particolare quando è cucciolo, di stare a contatto con la mamma, la cucciolata e con altri cani, possibilmente di razze diverse, in modo da riuscire a comprendere ed interpretare il modo di interagire di tutti.

A seconda delle situazioni, i segnali calmanti possono essere messi in atto preventivamente o mentre si realizza la situazione spiacevole, nello specifico a) per calmare un altro cane o un umano qualora mostrasse comportamenti minacciosi, b) per rassicurare un altro cane (più raramente un umano) qualora fosse intimidito o spaventato, oppure c) per auto calmarsi e quindi scaricare lo stress in situazioni di disagio.

La manifestazione dei segnali calmanti nelle diverse situazioni che un cane può vivere è legata a tematiche quali lo stress, la gestione degli spazi (la prossemica, di cui abbiamo parlato in questo blog), la paura e le relazioni intra ed interspecifiche.

Le origini.

I segnali calmanti furono inizialmente studiati nel lupo, rispetto al quale vennero denominati “cut off signals” (segnali di interruzione) in quanto fondamentali nell’interrompere l’aggressività ed evitare o limitare significativamente lo scontro fisico. È incredibile pensare a quanto in natura sia tutto estremamente calibrato, se infatti l’aggressività, che gli è fondamentale per la caccia e per la difesa, dunque per la sopravvivenza, venisse usata sempre anche nella risoluzione dei conflitti tra lupo e lupo, vi sarebbero continui scontri fisici che lascerebbero sul campo cospecifici gravemente feriti o morti. Invece, grazie ad un raffinato sistema di comunicazione, non solo è protetta la mutua socialità del branco, ma anche la stessa conservazione della specie.

Alla fine degli anni ottanta, una studiosa norvegese, Turid Rugaas, rinvenne analoghi segnali comunicativi anche nei cani, attribuendo loro il nome di “segnali calmanti” dato che nel cane sono usati maggiormente per prevenire situazioni conflittuali piuttosto che per interromperle e che si manifestano in maniera più sottile e meno evidente rispetto al lupo, anche a causa di una minore aggressività.

Perché è importante conoscere i segnali calmanti?

Perché l’intesa e la fiducia tra noi e il nostro cane possono migliorare e raggiungere livelli molto alti solamente se la conoscenza è reciproca e se noi siamo in grado di comprendere i nostri cani tanto quanto loro sono in grado di comprendere noi.

I nostri cani vogliono comunicare con noi e capirli meglio è possibile, ma per farlo dobbiamo spostarci dalle nostre logiche antropocentriche, ossia dobbiamo cercare di porci dal loro punto di vista.

* testo di riferimento “L’intesa con il cane: i segnali calmanti” di Turid Rugaas. Ed.Haqihana