I cani sono animali, pare una banalità dirlo, eppure oggi risulta fondamentale se vogliamo avere con loro, e forse anche con noi stessi, un rapporto sano.
Il discorso sarebbe semplicissimo, se bastasse riconoscere l’evidenza. Invece è decisamente complesso perché coinvolge aspetti intimi, personali e sociali degli esseri umani.
Il deteriorarsi delle relazioni, la solitudine interiore, l’incapacità di confrontarsi con l’altro e di accettarne critiche o rifiuti, la fragilità psicologica diffusa, la superficialità imposta dalla fretta e da un mondo in cui si corre a prescindere, hanno incanalato tutta una serie di aspettative e frustrazioni sull’unico elemento presente nella nostra vita che non può sbatterci la porta in faccia, il cane.
C’è anche un’altra cosa che il cane non può fare, ossia dirci “No, io non sono quello che credi tu”, in questo modo possiamo attribuire al nostro peloso tutte le caratteristiche che vogliamo, lo creiamo a nostra misura e lui, dato che ha una straordinaria capacità di adattamento, quasi sempre si presta. Ora, tra riversargli addosso le nostre carenze relazionali e crearlo idealmente come ci piacerebbe, perdiamo completamente di vista la sua vera indole.
Il cane è un animale particolarmente evoluto dal punto di vista delle relazioni interspecifiche, se così non fosse non vivrebbe con noi da migliaia di anni, ma la sua capacità di comprenderci (peraltro molto più sviluppata della nostra nel comprendere lui) non deve portarci né a castrare (non uso il termine a caso) ciò che di atavico e selvatico resta, né ad umanizzarlo, né a chiedergli cose che non è in grado di dare.
Aggiungiamo un pezzetto al puzzle, le razze. Sbagliato fingere che non esistano, che qualunque cane possa diventare automaticamente ideale compagno di vita, che basti volergli bene, che l’amore sia la cura per ogni male.
Gli incidenti che coinvolgono i cani ogni anno sono innumerevoli, da morsi che lasciano solo qualche segno, a ferite ben più gravi sino ad arrivare ad uccisioni vere e proprie. Episodi che dovrebbero farci riflettere, ma la riflessione pare non appartenere più a questa società. Avere un cane comporta però delle responsabilità che riguardano il suo benessere di base (cibo riparo e cure), il suo benessere sociale e funzionale (cioè la possibilità di svolgere il lavoro per il quale è stato selezionato) e la sicurezza di tutti coloro che col cane hanno a che fare. Familiari, bambini in primis, anziani, estranei, altri cani oltre che noi stessi naturalmente.
Non si tratta di creare allarmismi, si tratta invece di restituire al cane una personalità che gli viene sempre di più tolta.
Animale intelligente, socialmente dotato, opportunista, ruffiano, più o meno indipendente, più o meno aggressivo, più o meno combattivo, più o meno mordace, più o meno abbaiatore, più o meno esploratore, più o meno predatore, più o meno docile, più o meno temprato, più o meno confidente, più o meno affidabile, più o meno affettuoso, più o meno pauroso, ecc.
I cani andrebbero apprezzati con e per le loro caratteristiche, che ci piacciano o meno. E se ve ne sono di incompatibili con la vita che facciamo vivere loro, dobbiamo chiederci innanzi tutto il motivo e poi se non sia il caso di cambiare qualcosa, o il nostro atteggiamento o persino di dare via il cane. Gli interventi, effettuati con l’ausilio di professionisti cinofili, di correzione comportamentale trovano il loro limite nell’indole del singolo soggetto: ha senso riportare a più miti consigli un Pastore Maremmano Abruzzese con ripetuti episodi mordaci tenendolo in famiglia? Ha senso continuare a convivere in appartamento con un Lagotto aggressivo riempiendolo di psicofarmaci? Ha senso far convivere tre maschi di Pastore Tedesco che appena possono se le danno di santa ragione sottomettendoli con la forza? La risposta è sempre no. No perché ogni intervento che viola l’indole del cane è un intervento contro il suo benessere, un intervento che non migliora il rapporto con noi e che non ci garantisce alcuna sicurezza.
Al di là degli esempi citati e di casi di manifesta aggressività, bisogna avere a mente che c’è una parte del comportamento del cane che ci sfuggirà sempre, persino gli addetti ai lavori sanno che anche nel cane più addestrato del mondo esiste un margine di imprevedibilità. Un margine di “animalità” se si preferisce (o di “scelta”?), la cui ampiezza è determinata da diversi elementi, e dal quale siamo completamente esclusi, ma di cui dobbiamo avere consapevolezza.
Vivere con questi animali è un’esperienza che può dare innumerevoli soddisfazioni e che può farci stare davvero bene; lavorare con loro ci consente di conoscerne aspetti altrimenti nascosti, di apprezzarli ancora di più e di rafforzare enormemente il rapporto; studiarli è un’esperienza affascinante di confronto interspecifico; in ogni caso, qualunque sia la nostra storia con il cane, non priviamolo della sua identità, non trattiamolo come un feticcio, né idolatriamolo. È, e deve restare, un affascinante, unico nel suo genere, animale.