Il concetto di dominanza negli ultimi anni è stato oggetto di un vivace dibattito tra addetti ai lavori.

Per i sostenitori di una cinofilia “classica” l’essere umano capobranco con autorità e, se necessario, forza gestisce i sottoposti cani. I metodi di questa, piuttosto datata, teoria sono alquanto discutibili e fuorvianti rispetto all’instaurarsi di una relazione interspecifica corretta basata sulla cinofilia moderna e sul rinforzo positivo.

Capobranco uguale dominanza uguale forza? Si può affermare di un cane che è dominante?

Le cose non stanno esattamente così. Sarebbe più opportuno dire che esistono aspetti del carattere che possono portare ad assumere determinati atteggiamenti, ma la dominanza non è un tratto specifico della personalità, quanto piuttosto una caratteristica delle relazioni. Ad influire su queste ultime sono la razza, l’indole del soggetto, le esperienze, le circostanze e l’ambiente (comprensivo degli esseri viventi che lo popolano, canini e umani, e delle risorse disponibili/ottenibili).

I concetti di dominanza e di scala gerarchica sono peraltro astratti, è quindi piuttosto improbabile che un cane adotti determinati comportamenti con l’intenzione consapevole di dominare e di salire qualche gradino. È invece più plausibile che adotti determinati comportamenti conseguentemente ad azioni altrui (canine o umane) e in maniera funzionale sia al proprio tornaconto circostanziato (in merito ad una risorsa per es.), sia alla convivenza intra e interspecifica.

Per quanto un cane possa stare bene con i propri conspecifici e sia in grado di instaurare con loro legami molto stretti, nel branco interspecifico il padrone deve restare sempre il suo compagno d’elezione. Se così non fosse, significherebbe che manca la relazione oppure che è strutturata nella maniera sbagliata. Un esempio tipico di cane senza relazione col padrone si ha quando le due vite sono separate: il cane viene tenuto perennemente in giardino da solo. Se poi i cani sono due o di più molto probabilmente creeranno un nucleo stabile con una gerarchia che non contempla affatto il proprietario né i suoi parenti. Gestioni di questo tipo possono purtroppo portare, ed è già capitato, ad attacchi anche mortali da parte di questi cani “da giardino” (specialmente se appartenenti ad alcune razze maggiormente propense ad essere lasciate a guardia della proprietà) che non riconoscono nel proprietario alcun ruolo o legame, ma anzi lo considerano un estraneo assieme ai suoi familiari o conoscenti.

In presenza di più cani conviventi le relazioni amicali e di gioco generalmente coinvolgono due o tre soggetti. Si creano piccoli sottogruppi con interazioni relativamente fluide che vanno oltre la mera convivenza e la difesa del territorio, quest’ultima generalmente condivisa da tutti. Tra due o più soggetti appartenenti a sottogruppi diversi può crearsi competizione, in questo caso è fondamentale che il proprietario goda di rispetto e fiducia così da favorire la coesistenza e da rappresentare un punto di riferimento in grado di smorzare gli attriti. Gestire queste situazioni con la forza non farebbe altro che acuire le tensioni che esploderebbero alla prima distrazione umana. È invece cruciale dedicare tempo di qualità a ciascuno dei cani, sia in maniera separata che condivisa, così da creare una rete di relazioni consolidate in grado di contrastare le eventuali tensioni canine.

Si tratta di un ruolo da capobranco ben diverso da quello delineato all’inizio, che va guadagnato e mantenuto giorno dopo giorno attraverso lo svolgimento di attività coinvolgenti, momenti piacevoli passati assieme e un comportamento autorevole nonché, all’occorrenza, benevolo che ci faccia ottenere stima e credibilità agli occhi dei nostri cani lungo tutto il corso della vita. Dobbiamo inoltre essere consapevoli che le gerarchie per quanto stabili, non sono mai in assoluto immutabili e che esistono molte circostanze in grado di scuoterle (una separazione familiare, una morte, l’arrivo di un figlio, l’arrivo di un nuovo cane, ecc.), ma se il nostro amico a quattro zampe vedrà in noi un condottiero capace, non sarà difficile per lui ritrovare serenamente la sua posizione.