“No” è probabilmente la parola che impariamo più rapidamente subito dopo “mamma” e la ripetiamo o ce la sentiamo ripetere nel corso della vita migliaia di volte, è quindi piuttosto normale utilizzarla anche con i nostri cani, tuttavia, affinché abbia un significato e un risultato (la prevenzione o l’interruzione del comportamento indesiderato) deve essere pronunciata con parsimonia e con la giusta tonalità.

Generalmente il “no”, assieme a molte altre parole inutili viene usato sempre: quando il cane abbaia, quando salta addosso, quando mette le zampe sul tavolo, quando tira al guinzaglio, ecc. e viene pronunciato con poca enfasi nonché ripetuto fino alla noia “No, no, no, no,… ti ho detto no!”. Al contrario, se il cane si comporta bene, i “bravo” scarseggiano.

Esistono, nella maggior parte dei casi, delle parole alternative al “no”, ad esempio se il cane mette le zampe sul tavolo “scendi”, se tira al guinzaglio “piede” (nel caso si sia frequentato un corso di educazione cinofila) e così via, ma anche delle azioni, in ipotesi se il cane abbaia insistentemente al cancello lo si richiama coinvolgendolo in un gioco a lui gradito, se salta addosso “giù” premiandolo quando è con tutte e quattro le zampe a terra. E così via. Naturalmente affinché queste e altre alternative funzionino, occorre un minimo di educazione e occorre rendere chiaro al cane, sin dai primi giorni insieme, quale sia il comportamento a noi gradito tramite premi e gratificazioni anche solamente verbali/sociali.

Il “no” andrebbe riservato a casi specifici connessi alla prevenzione della disubbidienza, più che agli sbagli. Parlo di prevenzione perché, di solito, è più semplice bloccare un cane prima che inizi fisicamente un’azione disubbidendo che fermarlo poi. Mi spiego con un paio di casi concreti: sono a spasso con il cane, vedo che si ferma puntando con aria di sfida un altro cane in arrivo, dico “No” per stroncare subito ogni idea di prevaricazione (oltre naturalmente a spostarlo a distanza di sicurezza); sto preparando l’arrosto, arriva il mio cane e colgo la sua intenzione di allungare la lingua verso la teglia “No!”.

Invece se sto facendo educazione cinofila o altre attività addestrative assieme al mio cane e sbaglia, non dico “No”, ma semplicemente ripeto l’esercizio (peraltro chiedendomi se ha sbagliato per colpa mia).

Come deve essere detto questo “no”? Dipende dalle circostanze e dalla determinazione del nostro cane, ma in linea di massima andrebbe detto una sola volta, o pochissime di più, senza diventare un disco rotto, con autorevolezza e fermezza, scandendo bene la pronuncia. Non c’è bisogno di urlare e non è una supplica né una richiesta, è NO.

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