Occorre una breve premessa. L’apprendimento, cioè il cambiamento del comportamento quale risultato dell’esperienza, può avvenire grazie a componenti verbali (i comandi del proprietario/addestratore), visuali (guardare lavorare altri cani), motorie (il lavoro sul campo, l’acquisizione di nuovi pattern), emotive (le emozioni provate durante l’addestramento/lavoro) e grazie ad abilità personali nella risoluzione di problemi (la risoluzione dei falli del selvatico, per es.). Assieme all’apprendimento principale, può esserci un apprendimento “accidentale”, cioè si possono imparare più cose assieme (restare collegati ai compagni e al canettiere, sviluppare il senso dell’orientamento, conoscere il tipo di terreno e il comportamento del selvatico, ecc.).

Il primo elemento essenziale per imparare è la motivazione e, nel Segugio, questa si identifica nella spinta a cacciare. Spinta che deve essere già presente nel DNA (e che ha a che fare con la razza, la linea di sangue, la sequenza predatoria e finanche i gusti personali per una preda rispetto ad un’altra), ma che si affina e si esprime al meglio solamente attraverso l’esperienza.
L’addestramento è dunque il secondo elemento indispensabile, tramite l’esercizio le attività svolte e ripetute vengono ricordate dal Segugio che le mette in atto di volta in volta migliorando le prestazioni.
Naturalmente, l’addestramento deve essere il più possibile programmato (benché con i Segugi le incognite siano maggiori rispetto a quelle presenti in altri ambiti cinofili), e deve esplicarsi in un’attività positiva per il cane.
Le cose imparate per prime creano un’impressione forte e quasi incancellabile, mentre le cattive abitudini apprese precocemente sono dure a morire, per questa ragione bisognerebbe prestare particolare attenzione alle prime esperienze che si fanno fare a cuccioli e cuccioloni.
L’apprendimento è infatti rinforzato quando è accompagnato da sensazioni piacevoli e soddisfacenti. Se il Segugio si diverte durante l’addestramento e ne è gratificato, impara ottenendo risultati migliori. Se invece viene frustrato e/o represso, apprende con fatica poiché deve contemporaneamente far fronte alla frustrazione o ad altri elementi negativi.

Analizziamo l’aspetto “percettivo”, cioè quello che il Segugio percepisce durante l’apprendimento (aspetto strettamente legato alle emozioni). Da cosa dipende la qualità delle percezioni?
– Dal fisico e dallo stato di salute del Segugio (se è obeso, malato, o ha qualche dolore non potrà trarre piacere durante il lavoro)
– Dal soddisfacimento dei suoi bisogni fondamentali (alimentazione, riparo, cure, relazione con il suo proprietario. Se è affamato, se vive isolato senza relazioni intra ed interspecifiche non sarà in condizioni ottimali né fisiche né psichiche per lavorare)
– Dal tempo e dall’opportunità (Ha l’età giusta per essere addestrato? Ci sono le condizioni ambientali opportune? Meglio addestrarlo da solo o assieme ad altri Segugi? Se sciolgo per la prima volta un cucciolo in mezzo ad un temporale è evidente che non potrà avere percezioni positive di ciò che gli si propone)
– Dall’avvertenza di un pericolo o di una minaccia (se il nostro Segugio sente imminente una minaccia, non lavora).
La paura, sia che abbia a che fare con le circostanze, sia che sia generalizzata, influenza la percezione in quanto restringe il campo della recettività. I Segugi (come tutti i cani d’altronde) che provano paura hanno una parte del loro cervello concentrata sulla sensazione negativa anziché sull’apprendimento, con conseguente maggiore difficoltà di concentrazione.

La mancanza di addestramento non può portare a dimenticare come si caccia poiché il Segugio ha impresso il lavoro nel DNA, tuttavia un ritmo equilibrato di addestramento rimane la base imprescindibile per mantenere un buon livello di resa, in particolare nei giovani. Al contrario, un addestramento troppo intensivo potrebbe portare ad un rifiuto di lavorare da parte del cane. Anche un forte spavento intervenuto durante l’attività può causare un blocco e una chiusura del Segugio con conseguente impossibilità di proseguire nell’addestramento. A tutto ciò c’è generalmente rimedio, ma non è questa la sede per trattarne.

La ritenzione di ciò che è stato appreso, con conseguente memorizzazione, è favorita 1. dai rinforzi positivi immediatamente successivi all’addestramento: gratificazioni, complimenti da parte del proprietario/addestratore sono utilissimi per fissare l’esperienza appena vissuta; 2. da esercitazioni costanti: l’addestramento è esperienza e l’esperienza genera apprendimento; nonché 3. da nuovi stimoli: una volta raggiunto un discreto livello di addestramento, proporre al segugio nuove zone in cui cacciare può stimolarlo ulteriormente e può aiutarlo a generalizzare gli apprendimenti.
È però importante non avere fretta nel far vivere esperienze nuove e più complesse prima che il Segugio sia competente e saldo in quelle semplici. L’educazione per esempio si insegna a casa o nel canile e, solo successivamente, si passa in esterno, dove le distrazioni sono innumerevoli: le scorciatoie sono la via più breve verso l’insuccesso.