L’attività venatoria del Segugio si caratterizza per lo svolgimento delle 4 fasi, ciò significa che da quando viene sciolto a quando viene recuperato, la sequenza di lavoro può scomporsi in 4 momenti che devono susseguirsi:
1. CERCA, la ricerca dell’odore del selvatico, 2. ACCOSTAMENTO, ossia l’avvicinamento al luogo in cui l’animale si è rifugiato seguendo la traccia odorosa, 3. SCOVO, vale a dire il momento in cui viene effettivamente trovato il selvatico mettendolo in fuga 4. SEGUITA, l’inseguimento.

La cerca è una fase fondamentale per verificare che i Segugi abbiano davvero bramosia di trovare il selvatico e siano, potenzialmente, instancabili ausiliari a caccia, anche in giornate difficili. Il Segugio, a seconda dello stile di razza, si muove sul terreno con disinvoltura per reperire la passata, ovvero l’odore che la preda ha lasciato dietro di sé e che porta al luogo dove questa si è fermata per passarvi le ore diurne. La cerca si svolge in silenzio e solamente quando il Segugio trova la c.d. passata utile, ossia un odore che presumibilmente porterà all’animale, può segnalarlo con la voce, oltre che con tipici movimenti della coda.
Viene così dato il via all’accostamento. La coda precede sempre la voce, che può subentrare solamente a conferma che l’odore reperito è abbastanza buono da essere seguito. È, infatti, la voce che aumentando in intensità e intensificando il ritmo ci dà via via conferma dell’avvicinamento al rifugio in cui il selvatico è nascosto.
L’accostamento può essere una fase estremamente avvincente ed emozionante, sempre piena di aspettative. È la fase che conduce allo scovo, nella quale il Segugio deve dimostrare di saper usare naso e intelligenza assieme e dove emerge la differenza tra il Segugio di esperienza e il novellino.
Quando i Segugi trovano la preda, ognuno con suo personale modo di fare, chi tacendo un istante prima, chi emettendo suoni particolari, esplodono nell’urlo di scovo che fa partire la seguita.
Tutta la tensione e la concentrazione impiegati nell’accostamento si tramutano in energia e potenza fisica, velocità, tenacia e arguzia nel risolvere il più rapidamente possibile gli inganni tesi dall’animale in fuga.

Questa modalità di caccia è insita nel DNA dei Segugi, con alcune modeste variabili da razza a razza e a seconda del selvatico cacciato che, in Italia, può essere la lepre, il cinghiale, la volpe e, solamente in alcune zone del Friuli-Venezia Giulia, il capriolo. Per essere Segugio non basta perciò trovare, in qualsivoglia modo, la preda, ma bisogna farlo col metodo sopra  brevemente descritto.